I toner sono dannosi e cancerogeni?

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I Toner sono dannosi e cancerogeni?

 

Molte persone si fanno questa domanda, ” i toner sono dannosi per la mia salute?”

Partiamo dal concetto che non esiste al momento un toner 100% salutare.

Esistono toner ( originali oppure rigenerati da veri artigiani del settore ) che vengono prodotti secondo le leggi vigenti e con materia prima certificata.

Esistono toner ( compatibili ) principalmente importati dai paesi asiatici che non rispettano nessuna regola e non utilizzato materiale certificato e non è neanche possibile risalire alla loro composizione.

I toner utilizzano nanoparticelle di polvere che in parte si fissano sul foglio di carta e in parte si liberano nell’aria.

DANNI DEL TONER

di seguito riportiamo uno studio effettuata da SUVA – sezione medicina del lavoro su alcuni toner certificati:

Stampanti laser, fotocopiatrici e toner: pericoli per la salute

Dott. med. dott. sc. nat. Michael Koller, dott.ssa med. Irène Kunz, dott. med. Marcel Jost, dott.ssa med. Claudia Pletscher

1. Sunto

2. Raccomandazioni della Suva

2.1 Misure generali per la normale attività d’ufficio

2.2 Misure in caso di forte esposizione alla polvere di toner

2.3 Provvedimenti da adottare in caso di disturbi

3. Commento

3.1 Emissioni causate da stampanti laser e fotocopiatrici

3.2 Caratteristiche delle emissioni

3.3 Conseguenze per la salute

3.4 Conclusioni

4. Bibliografia

1. Sunto

Le emissioni delle stampanti con tecnologia laser e delle fotocopiatrici sono di norma ampiamente al di sotto dei valori limite prescritti; il rischio di un danno acuto alla salute è pertanto trascurabile. Ciononostante possono presentarsi disturbi nei soggetti con mucose ipersensibili nelle vie respiratorie superiori e inferiori. In genere, le reazioni di ipersensibilità non specifiche dovute agli effetti irritativi di queste emissioni possono essere evitate migliorando l’igiene del posto di lavoro. Soltanto in casi rari sono state documentate delle vere e proprie allergie al toner. Gli studi epidemiologici non hanno stabilito relazioni causali certe fra queste emissioni e le malattie croniche dell’apparato respiratorio, le malattie polmonari interstiziali o il tumore ai polmoni. A titolo preventivo, la Suva consiglia delle misure di protezione generali per ridurre il rischio di esposizione alle polveri di toner e alle particelle ultrafini nonché delle misure specifiche per contrastare gli effetti di un’elevata esposizione, ad esempio in caso di guasto dell’apparecchiatura o durante le operazioni di manutenzione e riparazione. Per i lavoratori che manifestano disturbi di origine professionale sono consigliabili degli accertamenti. Un’alternativa alle stampanti laser è costituita dalle stampanti a getto d’inchiostro che, secondo le analisi preliminari svolte, evidenziano un basso tasso di emissioni. Al momento dell’acquisto di una stampante si consiglia in ogni caso di controllare che il dispositivo non produca sostanze nocive.

2. Raccomandazioni della Suva

2.1 Misure generali per la normale attività d’ufficio

– Attenersi scrupolosamente alle istruzioni riportate nel manuale d’uso

– Collocare gli apparecchi in un locale ampio e ben ventilato

– Installare le apparecchiature di elevata potenza in un locale separato e installare un impianto di aspirazione locale

– Non direzionare le bocchette di scarico dell’aria verso le persone

– Eseguire regolarmente la manutenzione delle apparecchiature

– Optare per sistemi di toner chiusi

– Sostituire le cartucce del toner secondo le indicazioni del produttore e non forzare l’apertura

– Rimuovere con un panno umido le tracce di toner; lavare con acqua e sapone le parti di pelle sporche di toner; in caso di contatto con gli occhi, lavare con acqua per 15 minuti; in caso di contatto con la bocca, sciacquare abbondantemente con acqua fredda. Non utilizzare acqua calda o bollente, altrimenti il toner diventa appiccicoso

– Eliminare con molta cautela i fogli inceppati per non sollevare polvere

– Utilizzare guanti monouso per ricaricare il toner liquido o in polvere.

2.2 Misure in caso di forte esposizione alla polvere di toner (guasti, manutenzione e riparazione)

Quando si sostituiscono le cartucce di stampa o si eseguono la pulizia e la manutenzione degli apparecchi, possono verificarsi delle brevi emissioni di polvere di toner. Le persone che svolgono frequentemente queste attività sono maggiormente esposte. Devono pertanto adottare adeguate precauzioni per ridurre il rischio di inalazione. Le misure principali sono le seguenti:

– pulire gli apparecchi con un aspiratore certificato, non usare getti d’aria, evitare di soffiare nell’apparecchio

– qualora si tema una notevole emissione di polveri, garantire una buona ventilazione; utilizzare un respiratore antipolvere con livello di protezione FFP2 e cambiarlo regolarmente dopo un periodo di poche ore se diventa umido, si danneggia o viene direttamente a contatto con la polvere di toner; indossare gli occhiali di protezione

– una volta terminata la manutenzione, pulire con un panno umido la zona attorno all’apparecchio

– indossare guanti di protezione adeguati, tenendo conto anche del tipo di detergente utilizzato.

2.3 Provvedimenti da adottare in caso di disturbi

Se i dipendenti accusano dei disturbi correlati all’ambiente di lavoro, devono essere presi sul serio. In caso di malesseri, è necessario valutare e applicare dei provvedimenti per migliorare l’igiene dell’ambiente di lavoro, prendendo eventualmente in considerazione la possibilità di sostituire la stampante laser con una più moderna a getto d’inchiostro. Solitamente, i malesseri scompaiono o comunque si ottiene un significativo miglioramento della situazione. Se, tuttavia, i disturbi persistono anche dopo aver migliorato le condizioni di lavoro, è necessario svolgere indagini più approfondite. Se sussiste il fondato sospetto di una malattia professionale, occorre effettuare la notifica all’assicuratore LAINF competente. Per maggiori informazioni –

3. Commento

3.1 Emissioni causate da stampanti laser e fotocopiatrici

Le stampanti laser e le fotocopiatrici possono emettere piccole quantità di polvere, composti organici volatili (COV) e ozono. Grazie al progresso tecnologico (sistema di trasferimento con rulli), in molti apparecchi moderni le emissioni di ozono sono state ridotte quasi a zero.

Per quanto riguarda le polveri, queste possono essere sia di carta che di toner, anche se la percentuale delle polveri di carta è di gran lunga maggiore. I toner sono costituiti da piccolissime particelle di materia termoplastica (copolimeri stirolo-acrilici, nelle stampanti ad alto rendimento anche poliestere), che si fissano sulla carta per fusione. Come pigmento colorante, nei toner neri si utilizza il nerofumo (carbon black o nerofumo per uso industriale) o l’ossido di ferro, mentre nei toner di altri colori si ricorre a dei pigmenti organici. L’analisi della composizione chimica dei toner disponibili in commercio, eseguita con diverse tecniche, ha rivelato che oltre al carbonio, al ferro e al rame sono presenti anche piccole percentuali di diversi altri elementi. Si tratta essenzialmente di tracce (quantità dell’ordine delle ppm) di titanio, cobalto, nichel, cromo, zinco, stronzio, zirconio, cadmio, stagno, tellurio, tungsteno, tantalio e piombo.

Oltre a questi componenti principali, i toner contengono diversi coadiuvanti come cera, acido silicico (diossido di silicio amorfo come antiagglomerante) e, in parte, anche piccole quantità di sali metallici per controllare le proprietà elettromagnetiche. Il diametro delle particelle di toner è di 2-10 m.

Studi recenti hanno dimostrato che le stampanti possono emettere particelle ultrafini di sostanze organiche volatili, le quali si originano nell’unità di fissaggio. In un rapporto intitolato “Measurement and characterization of UFP emissions from hardcopy devices in operation”, l’istituto Fraunhofer Wilhelm-Klauditz (WKI) afferma che, con elevata probabilità, le particelle ultrafini si formano durante il processo di stampa per effetto della temperatura e della nucleazione omogenea dei composti organici semivolatili (SVOC). Sia regolazione della temperatura che le caratteristiche chimiche dell’unità di fusione sembrano giocare un ruolo importante per la formazione delle particelle ultrafini. Queste ultime sono volatili alle alte temperature; l’istituto Fraunhofer WKI non ha trovato elementi per ritenere che si tratti di particelle solide come il carbon black o i metalli. La quantità di particelle ultrafini dipende anche dalla quantità di carta stampata. In un’analisi dell’Università RWTH di Aquisgrana (Brand P. et al.), le dimensioni delle particelle erano di 20 – 30 nm. I risultati suggeriscono che il riscaldamento del toner nell’unità di fissaggio della stampante provoca l’evaporazione di alcuni componenti del materiale, i quali si condensano in particelle aerosol. Secondo uno studio svolto da Fiedler et al., le concentrazioni di particelle nell’aria ambiente degli uffici durante e dopo il processo di stampa sono piuttosto esigue rispetto all’aria esterna. Anche la Queensland University of Technology ha svolto vari studi scientifici sulle emissioni delle stampanti laser. I ricercatori hanno constatato, fra le altre cose, che il rilascio di particelle ultrafini varia notevolmente da una stampante all’altra. –

I COV possono derivare dalla fusione del toner, ma anche dal riscaldamento della carta. Essi sono ad esempio lo stirolo, il toluolo, l’etilbenzolo, lo xilolo, i fenoli, le aldeidi e i chetoni. Soprattutto negli apparecchi più datati è stata accertata la presenza di benzolo.

Le analisi finora condotte sulle stampanti a getto d’inchiostro sono relativamente poche rispetto a quelle disponibili sulle stampanti laser. Queste ultime hanno infatti trovato più spesso impiego nei lavori d’ufficio perché più veloci. Nel frattempo, tuttavia, sono state sviluppate stampanti a getto d’inchiostro ad alta velocità che stampano a una frequenza e una qualità superiori. L’IFA, l’Istituto tedesco per la sicurezza sul lavoro dell’assicurazione infortuni, ha analizzato tre stampanti di questo tipo (Georg et al., 2015). Come previsto, le stampanti non hanno emesso ozono dal momento che la tecnologia a getto d’inchiostro opera a temperature più basse rispetto alla tecnologia laser. La concentrazione di particelle rilevata (50-330 particelle/cm3 ) si è attestata a un livello molto basso; inoltre, il risultato della somma dei composti organici volatili e molto volatili è stato inferiore al valore totale richiesto dal certificato di ecocompatibilità «Blauer Engel» assegnato a stampanti a emissioni particolarmente basse. Questi risultati sono naturalmente soltanto provvisori e vanno avvalorati da ulteriori analisi.

3.2 Caratteristiche delle emissioni

Tossicità sugli animali

Le analisi sulla tossicità dei toner effettuate attraverso sperimentazioni sugli animali dimostrano che questi prodotti devono essere classificati nella categoria delle polveri granulari biopersistenti senza sostanziale tossicità specifica conosciuta (granular bioresistent particles, GBP). La polvere di toner contiene particelle in grado di penetrare negli alveoli. Durante il funzionamento delle stampati è stata rilevata anche la presenza di aerosol di dimensioni inferiori ai <100 nm (particelle ultrafini).

Alcuni esperimenti sugli animali hanno rivelato che, nei topi, l’instillazione diretta di particelle di toner può provocare delle reazioni infiammatorie delle vie respiratorie e dei polmoni (Bai R. et al.). Gli studi in vitro, invece, hanno evidenziato degli effetti citotossici dovuti alle particelle di toner nei fibroplasti embrionali di topo (Dopp E. et al.).

Si è inoltre rilevato che l’accumulo di particelle di toner nel tessuto polmonare delle cavie sottoposte all’inalazione prolungata di elevate concentrazioni di toner è legato a polmoniti croniche e fibrosi.

Le polveri di toner sono cancerogene?

Per valutare le proprietà cancerogene di una sostanza, ci si basa sulle analisi epidemiologiche, sulla frequenza delle malattie tumorali in determinati gruppi professionali, sulle sperimentazioni con animali sottoposti ad agenti simili a quelli presenti nei posti di lavoro, sui dati sperimentali e sulle misurazioni delle sostanze presenti nell’aria ambiente.

Attualmente non esistono studi epidemiologici che indichino una relazione tra l’esposizione a polveri di toner e un maggiore rischio di tumori maligni delle vie respiratorie. In uno studio pilota sono state eseguite delle valutazioni dello stato ossidativo e della genotossicità su lavoratori che facevano uso di fotocopiatrici. I risultati evidenziano un’associazione tra la durata dell’esposizione professionale e i danni al DNA linfocitario rivelati al comet assay e la formazione di micronuclei nelle cellule della mucosa boccale (Kleinsorge et al.).

Gli studi in vivo con ratti e criceti sottoposti ad inalazione di polveri di toner non hanno fornito indizi relativi a potenziali effetti cancerogeni. Uno studio in vitro dell’Università di Friburgo in Brisgovia ha rivelato che le polveri di toner possono avere un effetto genotossico. Come possibili cause di questo effetto genotossico sono stati presi in considerazione metalli, leghe metalliche o idrocarburi aromatici policiclici (Gminski R. et al.). Gli autori sono giunti alla conclusione che occorre proseguire la ricerca per valutare la rilevanza di queste osservazioni in vitro rispetto all’esposizione professionale e non professionale alle polveri di toner.

L’istituto di patologia dell’Università di Rostock ha riportato il caso di un paziente morto di tumore ai polmoni. L’uomo lavorava come tecnico addetto alle stampanti e alle fotocopiatrici e nel tumore sono state ritrovate delle particelle di toner. Ciò evidenzia la necessità di approfondire gli studi sugli effetti cancerogeni delle particelle di toner. In questo caso particolare non è tuttavia possibile stabilire una relazione causale tra le emissioni di polvere di toner e il tumore polmonare.

Le polveri di toner non sono state classificate come sostanze cancerogene nell’elenco svizzero dei valori limite né da diverse commissioni internazionali (International Agency for Research on Cancer IARC; Deutsche Forschungsgemeinschaft DFG; American Conference of Industrial Hygienists ACGIH). Considerando i dati disponibili, tuttavia, non è possibile escludere in modo definitivo un effetto cancerogeno delle polveri di toner. Perciò, in caso di potenziale esposizione a queste sostanze, è importante applicare le misure preventive raccomandate dalla Suva e da altre istituzioni.

Risultati delle misurazioni

Per valutare i potenziali effetti nocivi delle polveri di toner, è importante analizzare le emissioni effettivamente liberate nelle operazioni di copia e di stampa. Queste emissioni dipendono non solo dalla composizione del materiale del toner, ma anche da numerosi altri fattori, come il tipo di cartuccia, la temperatura d’esercizio, la velocità di copia, la durata dell’utilizzo della fotocopiatrice e molti altri.

L’Istituto professionale per la sicurezza sul lavoro (ex BGIA), in Germania, ha effettuato misurazioni dettagliate durante il funzionamento di stampanti in bianco e nero e di stampanti a colori. Le misurazioni effettuate nei locali adibiti a ufficio hanno dimostrato che la concentrazione di polvere inalabile è tra 60 e 80 g/m3 circa, indipendentemente dal tipo di apparecchio in uso (stampante laser o fotocopiatrice). In Svizzera il valore limite di polvere inalabile è di 10 mg/m3 , mentre per le polveri in grado di penetrare negli alveoli polmonari è di 3 mg/m3 (dati aggiornati al 2013). Le misurazioni relative alle polveri di toner, cobalto e nichel hanno dimostrato che la concentrazione di polvere nella zona di respirazione dei lavoratori è inferiore a quella rilevata nell’aria esterna. Durante l’uso, le fotocopiatrici e le stampanti rilasciano nell’aria ambiente anche composti organici volatili (COV). Le concentrazioni misurate nell’aria ambiente rientrano quasi tutte nei valori dell’inquinamento di fondo a cui è soggetta la popolazione generale e non superano quindi le concentrazioni alle quali l’uomo è esposto attraverso l’ambiente. Pertanto, sono nettamente inferiori ai valori limite di esposizione professionale definiti per le varie sostanze.

Anche gli studi più recenti con monitoraggio biologico non hanno rilevato maggiori concentrazioni di metalli pesanti e componenti di solventi nell’organismo, neppure in caso di uso intenso di fotocopiatrici e stampanti laser.

Nel 2007, l’Università di Gießen ha pubblicato i primi risultati di uno studio pilota sulle possibili relazioni tra le emissioni delle apparecchiature da ufficio, in particolare le fotocopiatrici e le stampanti laser, e i danni per la salute negli impiegati d’ufficio (studio sui toner diretto dal Prof. Dr. V.H. Mersch-Sundermann). Lo studio ha evidenziato che all’accensione delle stampanti laser, per un breve lasso di tempo (pochi minuti), la concentrazione numerica delle particelle ultrafini può crescere in misura significativa.

L’istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi, il quale ha commissionato la ricerca, conferma che i risultati delle misurazioni non fanno temere effetti negativi sulla salute degli impiegati d’ufficio per effetto dei composti organici volatili totali (COVT). Le concentrazioni di polvere rilevate sono infatti nettamente inferiori al valore limite di esposizione professionale.

Nel 2008, l’Università di Gießen ha pubblicato ulteriori risultati dello studio pilota. Le analisi hanno rivelato che le concentrazioni di COVT raggiungono un valore massimo di 330 g/m3 , senza differenze significative tra la fase di stampa e la fase di stand-by. In media, nessuna delle sostanze COV analizzate (benzolo, toluolo, etilbenzolo, propilbenzolo, xilolo o limonene) evidenzia sostanziali cambiamenti tra la prima e la seconda fase. Le concentrazioni in massa delle particelle ultrafini oscillano tra i 20 e i 230 g/m3 . Durante il processo di stampa, si osserva un incremento delle concentrazioni rispetto alla fase di stand-by. In particolare, è rilevabile un forte incremento delle concentrazioni numeriche delle particelle fini e ultrafini (0,01 – 1 m). In circa 2/3 dei locali adibiti ad ufficio si osserva un picco di emissione all’inizio del processo di stampa standard (burst iniziale), il quale induce, in parte, il moltiplicarsi delle concentrazioni numeriche delle particelle nell’aria ambiente. Il biomonitoraggio dei metalli (cadmio, cromo, nichel) non evidenzia una maggiore esposizione a queste sostanze. Nel complesso, la maggior parte dei parametri rientra nei livelli di concentrazione noti per i locali di abitazione. Pertanto, dal punto di vista quantitativo e tossicologico, non sono riscontrabili effetti significativi sull’igiene dei posti di lavoro o sulla salute dei lavoratori.

La Queensland University of Technology di Brisbane (Australia) ha pubblicato uno studio secondo il quale le stampanti laser possono essere fonte di particelle e aerosol ultrafini, con tassi di emissione che variano in base alla tipologia di apparecchio (Schripp T. et al.). Si tenga presente che non sono stati condotti studi medici. Nel rapporto finale pubblicato nel mese di dicembre 2011, Safe Work Australia (SWA) afferma che le emissioni delle stampanti laser sono costituite principalmente da composti organici volatili (COV) e semivolatili (SVOC) condensati in aerosol e ritiene che i possibili effetti sulla salute siano riconducibili più alle caratteristiche chimiche degli aerosol che alle caratteristiche fisiche delle particelle. Safe Work Australia conclude che i rischi per la salute derivanti dalle emissioni delle stampanti laser – fatta eccezione per i soggetti particolarmente sensibili – sono trascurabili.

L’emissione di particelle fini e ultrafini da parte delle stampanti laser è stata valutata in condizioni reali da Fiedler et al. I loro studi mostrano che nella pratica non è possibile ricostruire un quadro omogeneo dell’esposizione alle particelle nei locali con stampanti. Durante il processo di stampa si osserva un aumento della concentrazione numerica delle particelle nell’aria interna senza relazioni significative con le dimensioni del locale. La concentrazione numerica delle particelle torna solitamente a scendere pochi minuti dopo la stampa, in parte per la dispersione nell’aria ambiente e in parte per l’agglomerazione e la deposizione delle particelle. Gli studi hanno dimostrato che durante il funzionamento delle stampanti può essere emessa una significativa quantità di particelle fini e ultrafini ma che questa è piuttosto esigua rispetto alla concentrazione numerica delle particelle nell’aria esterna (davanti all’edificio), anche durante e dopo il processo di stampa.

3.3 Conseguenze per la salute

La letteratura scientifica riporta casi particolari e studi singoli relativi a disturbi causati dall’esposizione alla polvere di toner. Occasionalmente, nei lavoratori possono manifestarsi disturbi aspecifici, come prurito e irritazione cutanea, bruciore agli occhi, tosse, dispnea e mal di testa.

Nei casi in cui sono stati effettuati test di ipersensibilità per dimostrare una reazione allergica alle sostanze contenute nei toner o misurazioni della funzionalità polmonare, generalmente non sono state confermate allergie. I malesseri menzionati devono essere valutati nel singolo caso come reazioni di tipo irritativo, riconducibili a cattive condizioni di lavoro o ad un’ipersensibilità individuale delle mucose. Nella letteratura scientifica sono stati descritti casi singoli di allergie a carico delle vie respiratorie superiori (rinite allergica) e delle vie respiratorie inferiori (asma bronchiale).

I rapporti pubblicati nella letteratura non scientifica a proposito di disturbi frequenti e in parte gravi sono di solito scarsamente documentati (assenza di informazioni esaurienti su predisposizioni e malattie preesistenti, mancanza di accertamenti o valutazioni dell’igiene del lavoro). Le conclusioni degli autori si basano sulle descrizioni e sulle impressioni soggettive degli impiegati oppure sono state registrate solo retrospettivamente attraverso un questionario. Attualmente, questi rapporti non consentono di dedurre in generale una correlazione causale scientificamente ricostruibile tra l’esposizione alla polvere di toner e gli effetti sulla salute descritti. Ogni caso richiede una valutazione individuale.

Di recente una simile valutazione è stata effettuata dal Tribunale federale a cui è stato sottoposto il caso di un tecnico dell’assistenza che aveva sviluppato disturbi di natura bronchitica lavorando con le stampanti. Nella sentenza 8C_295/2012 del 15.04.2013 il Tribunale federale ha riconosciuto che i disturbi di salute riscontrati lavorando con le stampanti sono riconducibili con molta probabilità all’esposizione alle polveri di toner e ai vari spray e solventi impiegati sul posto di lavoro. Il Tribunale ha stabilito che non sussisteva una malattia professionale cronica (citazione della sentenza) dal momento che secondo i periti i sintomi di bronchite, descritti due anni dopo aver lasciato il posto di lavoro, non sono riconducibili all’esposizione durante il lavoro con le stampanti. Potrebbero piuttosto essere intervenuti altri fattori non correlati al lavoro.

Nel confronto con i soggetti non esposti, le analisi svolte su 600 dipendenti con oltre 20 anni di esposizione professionale (attività a contatto diretto con il toner nella produzione dello stesso, nella costruzione di fotocopiatrici e stampanti, nei lavori di manutenzione e riparazione su fotocopiatrici e stampanti) non hanno confermato alcuna correlazione rilevante tra l’esposizione al toner e le limitazioni della funzionalità polmonare (Nakadate). Allo stato attuale delle conoscenze, è poco probabile che l’esposizione alle emissioni di fotocopiatrici e stampanti laser provochi nell’uomo delle malattie polmonari interstiziali (affezioni a carico della struttura polmonare, ad esempio la pneumoconiosi).

Uno studio caso-controllo eseguito a Taiwan (Yang et al.) su 74 lavoratori esposti e 69 lavoratori non esposti non ha evidenziato una significativa associazione tra i disturbi acuti o cronici delle vie respiratorie e il lavoro con le fotocopiatrici.

Va nella stessa direzione uno studio caso-controllo svolto in Giappone su 809 soggetti esposti professionalmente alle polveri di toner e 805 soggetti non esposti. L’osservazione dei sintomi, i test di funzionalità polmonare, le analisi del sangue e i parametri biochimici non hanno rivelato differenze significative tra soggetti esposti e non esposti (Kitamura et al.).

Uno studio che ha coinvolto 33 000 addetti alla produzione di fotocopiatrici e al servizio clienti non ha rilevato un maggiore rischio di mortalità per neoplasia maligna, tumore ai polmoni, malattie delle vie respiratorie e dell’apparato cardiocircolatorio.

Tra il 2007 e il 2008, l’Università di Gießen ha condotto uno studio clinico su un gruppo di persone impiegate in uffici ((occhio è cambiato)) come integrazione dei risultati delle misurazioni (si veda il relativo paragrafo). Le ricerche hanno interessato 69 persone provenienti da quattro diversi complessi di uffici. Sono stati raffrontati i risultati ottenuti su 36 persone che accusavano disturbi correlati all’ambiente di lavoro, 7 che si definivano danneggiate dall’esposizione al toner e 26 senza disturbi correlati all’ambiente di lavoro. Gli esperti hanno ricercato indizi di allergie e di eventi infiammatori. È stato sottolineato che il metodo di selezione non permette di considerare rappresentativi i risultati poiché sono stati invitati a partecipare dei soggetti in situazioni acute. Le persone con disturbi della salute correlati all’ambiente di lavoro non presentavano un tasso più elevato di malattie preesistenti. Sulla base dei parametri selezionati (CRP, ossido di azoto nell’aria espirata, anticorpi allergici) non sono stati osservati segni di reazioni infiammatorie delle vie respiratorie, di un’infiammazione sistemica o di un’aumentata tendenza alle allergie nei dipendenti con disturbi correlati all’ambiente di lavoro. Invece, sono stati riscontrati segni di irritazione locale. Si è inoltre posto un interrogativo riguardo ad un’eventuale relazione di causa tra il manifestarsi di una maggiore sensibilità delle vie respiratorie e le emissioni liberate dalle stampanti.

Come committente dello studio, l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi ha ricordato che è difficile valutare se e in qual misura esista una correlazione tra i disturbi soggettivi, i parametri oggettivi e i valori di emissione e che, nel complesso, l’analisi clinica non indicherebbe specifici problemi di salute dovuti alle emissioni di toner. Questo studio pilota evidenzia che nelle persone impiegate in ufficio possono manifestarsi disturbi correlati all’ambiente di lavoro, ma questi disturbi possono avere le cause più disparate. Sulla scorta dello studio pilota non è possibile fare affermazioni sulla frequenza dei disturbi correlati all’ambiente di lavoro (gli autori confermano: «Il metodo di selezione non permette di considerare rappresentativi i risultati poiché sono stati invitati a partecipare dei soggetti in situazioni acute»). Dallo studio non emerge che i lavoratori con disturbi correlati all’ambiente di lavoro presentino segni di un’infiammazione delle vie respiratorie, di un’infiammazione sistemica o di più frequenti allergie.

Uno studio condotto dalla DGUV ha analizzato le eventuali conseguenze per la salute di brevi ma intense esposizioni alle emissioni prodotte da stampanti e fotocopiatrici [Seeger et al. 2014]. Durante lo studio sono stati osservati soltanto effetti di scarsa entità e di nessuna rilevanza statistica, che non destano alcuna preoccupazione dal punto di vista clinico e che non spiegano gli eventuali disturbi associati alle stampanti laser. Va sottolineato che i soggetti presi in considerazione per lo studio hanno dichiarato di essere particolarmente sensibili alle emissioni delle stampanti laser.

3.4 Conclusioni

I toner sono composti da materie termoplastiche (particelle polimeriche) nelle quali sono legati i pigmenti. I diametri delle particelle variano generalmente tra i 2 e i 10 m con valori medi di circa 5 m. Le polveri di toner sono quindi classificabili come polveri respirabili (in grado di penetrare negli alveoli polmonari). Le particelle polimeriche non sono solubili in soluzioni acquose e quindi persistono nei fluidi e nei tessuti biologici. Sotto l’aspetto biologico hanno un comportamento pressoché inerte. Le sperimentazioni su animali esposti a concentrazioni realistiche hanno dimostrato che la tossicità di queste sostanze è scarsa. Durante il funzionamento, le fotocopiatrici e le stampanti possono emettere COV, ozono e altre sostanze come composti dello stagno e metalli pesanti. Le concentrazioni misurate nell’aria ambiente si collocano tuttavia ben al di sotto dei valori limite di esposizione professionale attualmente in vigore. Le analisi con biomonitoraggio non rilevano indizi di una maggiore contaminazione interna da metalli pesanti/solventi nelle persone che hanno un contatto frequente con le stampanti laser e le fotocopiatrici sul posto di lavoro. Non è ancora chiaro quale peso vada attribuito all’emissione transitoria di particelle ultrafini per pochi minuti all’accensione delle stampanti laser.

I rapporti finora pubblicati indicano che le persone con un’iperreattività aspecifica nasale o bronchiale possono sviluppare sintomi come starnuti, muco nasale, tosse e disturbi respiratori. Generalmente, si tratta di reazioni aspecifiche di ipersensibilità dovute agli effetti irritativi delle emissioni. È possibile prevenire queste reazioni con una migliore igiene del posto di lavoro. La letteratura documenta solo pochissimi casi di allergie delle vie respiratorie provocate dai toner. Lo studio pilota condotto dall’Università di Gießen non rileva né reazioni infiammatorie delle vie respiratorie, né reazioni infiammatorie generali e non fornisce indizi di un aumento delle allergie nei lavoratori che riconducono i propri disturbi alle emissioni di toner. Nemmeno gli studi epidemiologici più recenti evidenziano differenze significative a livello di sintomi, test di funzionalità polmonare e mortalità tra i soggetti esposti alle polveri di toner e quelli non esposti.

Anche se i dati attualmente disponibili non permettono di trarre delle conclusioni definitive, non è escluso che le polveri di toner possano avere un effetto cancerogeno. Pertanto, è opportuno applicare le misure preventive raccomandate dalla Suva e da altre istituzioni.

I valori limite di esposizione professionale non costituiscono un limite sicuro tra le concentrazioni pericolose e quelle innocue. Perciò il rispetto dei valori limite non esclude che possano manifestarsi dei disturbi. Per i dipendenti esposti a determinate sostanze occorre quindi trovare delle soluzioni individuali, come una migliore ventilazione dell’ufficio o lo spostamento della stampante e/o della fotocopiatrice in un locale separato. Inoltre, soprattutto le stampanti e i toner di vecchia generazione dovrebbero essere sostituiti con apparecchi moderni a basse emissioni, sarebbe inoltre opportuno cambiare tipo di toner o sostituire la stampante laser con una moderna stampante a getto d’inchiostro (con certificazione di ecocompatibilità). In linea di massima, se si manifestano dei disturbi occorre verificare anche lo stato di manutenzione della fotocopiatrice. Se i disturbi persistono anche dopo avere adottato tutti i provvedimenti necessari, è bene eseguire ulteriori accertamenti relativi all’igiene del lavoro e/o consultare un medico del lavoro.

Quindi la domanda é:

Se questi studi sono stati fatti su toner originali e certificati, cosa posso fare i toner Compatibili cinesi che non hanno nessun controllo e certificazione?

 

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